Progetti a idrogeno verde per i porti italiani

PORTI IDROGENO VERDE - In tutto il mondo e in tutti i settori si stanno cercando metodi e soluzioni per ridurre le emissioni di CO2. Il settore portuario non è da meno. Si è partiti con la ricerca di una decarbonizzazione dei porti per arrivare a progetti che includono soluzioni come l'utilizzo di idrogeno verde.

La volontà di rendere i porti più eco-sostenibili

Gli eventi catastrofici degli ultimi anni hanno portato sempre più persone a sensibilizzarsi al tema dello sviluppo sostenibile. Anche le stesse organizzazioni statali non sono rimaste impassibili e stanno cominciando a imporre le prima manovre in campo ecologico, capendo sempre più quanto sia primario questo tema.

Uno strumento a cui sempre più si cerca di ricorrere è l’idrogeno verde, ovvero quello ricavato dall’elettrolisi dell’acqua con energia rinnovabile. Tale soluzione ha già trovato attuazione nel settore portuale italiano, in particolar modo a Civitavecchia, Trieste e La Spezia.

La proposta di utilizzo di Idrogeno verde nei porti

In un convegno tenutosi a Lerici (SP) Luigi Merlo, Vicepresidente di Conftrasporto e Presidente di Federlogistica, ha parlato dell’importante tema della riconversione a scopi logistico-energetici delle aree dismesse in prossimità dei porti.

“Sul futuro delle aree Enel bisognerebbe elevare il livello della discussione e della progettualità a La Spezia, uscire dall'angolo e del chiacchiericcio per capire quale ruolo il golfo e la città possono avere. In questo momento mi sembra che questo respiro che stia mancando. Ai vertici mi sono permesso di consigliare di lavorare con una interlocuzione locale e di non proiettare progetti e situazioni in contesti particolare. Con l'accelerazione sulla questione Vallegrande— determinata dallo stop al carbone a fine 2021 - si dovrebbe ragionare su alcuni aspetti. Porti come Civitavecchia e Trieste stanno lavorando a progetti legati all'idrogeno. E per produrre idrogeno verde occorrono grandissimi spazi. Alla Spezia, ad esempio, quell'area potrebbe essere dedicata all'idrogeno verde. Così come una parte alla logistica distributiva. Bisogna poi tenere conto che di qui a qualche mese molte produzioni, specialmente più avanzate, rientreranno nel nostro Paese e avranno bisogno di spazi, per attività mi auguro non inquinanti e altamente professionali. Molte di queste produzioni chiedono di avere vicino un porto.”

In cosa consistono i progetti di Civitavecchia e La Spezia

Per quanto riguarda il porto di La Spezia è stato firmato un accordo tra Mario Sommariva, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale, Enel e Snam. I due protocolli hanno lo scopo di favorire la decarbonizzazione e transizione energetica. Sommariva commenta così gli accordi:

“Tutto il sistema porto che deve cambiare pelle. Minori consumi per illuminazione di aree esterne ed edifici, navi a GNL, banchine elettrificate, automezzi, macchine operatrici e gru elettriche e, da subito, progetti pilota per l'uso dell'idrogeno che va chiaramente individuato come obiettivo di fondo. È importante privilegiare le fonti rinnovabili guardando in modo complementare al GNL ed all'elettricità. Il porto resterà un sistema energivoro ma l'energia che si consumerà dovrà essere 'pulita'".

A Civitavecchia invece siamo vicini alla realizzazione di un parco autobus a idrogeno all’interno del porto. Il progetto dal nome Life3H ha richiesto al fondo Life dell’Unione Europea un finanziamento di circa 6.339.853 euro diluiti in quattro anni. Ma i fondi vengono anche da altri numerosi partner tra cui l’Adsp del Mar Tirreno Centro Settentrionale e Port Mobility, l’Università di Perugia, la Società chimica Bussi e la Rampini Spa, coordinati dalla regione Abruzzo.

Per avere più informazioni sulla convenzione economica dell’idrogeno verde, clicca qui.

Ferderlogistica, Merlo: “La ripresa è a rischio”

MERLO RIPRESA - Qualche giorno fa il Vicepresidente di Conftrasporto e Presidente di Federlogistica, Luigi Merlo, ha rilasciato oggi un’intervista a La Stampa. L'intervento mira a lanciare l’allarme sull’enorme carenza di autisti di camion a fronte dell’impennata della domanda di servizi di trasporto merci in arrivo nei porti italiani. Questa mancanza, a detta di Merlo mette a rischio la ripresa post crisi pandemica.

Grave mancanza di camionisti

Dopo due anni di crisi economica dovuta alla pandemia è giunto il tempo di pensare ad uscire dalla recessione economica che il Covid ha causato. I presupposti per farlo ci sono, ma rischiano di non essere realizzati. Infatti sta diventando sempre più difficile far uscire container e quindi merci dai porti, in Italia, ma non solo.

Il problema nasce dalla difficoltà di trovare camionisti in grado di trasportare le merci dai porti ai luoghi di destinazione. L’incremento della domanda di servizi di trasporto, per essere soddisfatto, richiede, secondo le stime, 20 mila camionisti. Un numero che sembra impossibile raggiungere, tant’è che invece che aumentare il numero degli impiegati, sta diminuendo.

In Italia infatti la maggior parte dei camionisti proviene dai Paese dell’Est, ma stando a quanto riferisce Merlo, i quali però oggi preferiscono rimanere a lavorare vicino casa. Questo perché, nell’ultimo anno, in Nazioni come la Romania, c’è stato un aumento dei volumi di produzioni e consumi che hanno portato ad un incremento del lavoro per i camionisti, con conseguente aumento di stipendio.

La situazione è problematica anche in Inghilterra, dove però ha giocato un ruolo importante la brexit che ha reso più difficile l’impiego di personale straniero. Ma le conseguenze che ciò ha generato sono peggiori che in Italia, per il momento.

Secondo Merlo il problema dei camionisti può ostacolare la ripresa

L’assenza di camionisti in Inghilterra ha fatto sì che si arrivasse alla carenza di benzina nelle stazioni di rifornimento e di latte sugli scaffali della piccola e grande distribuzione. In Italia ancora non se ne sentono gli effetti, ma potremmo arrivarci presto se la situazione non migliora velocemente.

A Genova riportano come la merce impieghi dai sette ai dieci giorni per lasciare il porto e questo ha delle ripercussioni sui costi finali dei prodotti. Coloro i quali hanno investito su macchine a metano, per seguire la scia della transizione ecologica cercando comunque di risparmiare, hanno avuto un’amara sorpresa. Nel giro di 12 ore il prezzo del carburante ecologico è raddoppiato. Questo però vale anche per tutto il resto del trasporto su strada che richiede il 15% in più rispetto a qualche giorno fa.

“Tutti extra costi che uniti ai rallentamenti dell’imbuto logistico, fanno perdere competitività all’Italia. Così rischiamo di giocarci la ripresa- dichiara Merlo”

L’idea di Merlo per non frenare la ripresa

“È necessario l’intervento urgente del governo. Basterebbe abbattere il costo delle patenti per la guida dei camion, così da aumentare il numero di camionisti. E poi per evitare che sulle banchine continuino ad accumularsi i container, serve la deroga alla circolazione anche nei week end”.

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